Carceri, appello di Caritas Milano

Milano (Avvenire - Giovanna Sciacchitano), 29 dicembre 2020

Ripartire con le lezioni e le visite

Si parla ancora di carceri sovraffollate, con un aumento dei positivi al 'Covid-19', di misure coercitive assunte in nome della sicurezza sanitaria, della sospensione di alcune attività come la scuola e di servizi essenziali affidati ai volontari.
L'allarme è lanciato dagli operatori dell'area Carcere di Caritas ambrosiana in un documento sulla situazione degli Istituti penitenziari di San Vittore, Bollate e Opera.
Secondo le informazioni raccolte dagli operatori, le persone detenute positive al Coronavirus nelle tre carceri della città metropolitana sarebbero circa 260 (il 7,7 per cento), una percentuale più elevata di quella registrata in primavera, che solo in parte si spiega con i trasferimenti di persone contagiate dagli altri istituti della regione nei due reparti sanitari (Covid hub) allestiti a Bollate e a San Vittore.
Nonostante il calo della popolazione carceraria dell'8 per cento, rispetto a quella registrata all'inizio dell'anno, permane una situazione di sovraffollamento: i posti disponibili sono solo 2.923 a fronte dei 3.400 detenuti presenti.
Una condizione aggravata dalla riorganizzazione degli spazi legata alla necessità di predispone reparti sanitari per gli ammalati e per l'isolamento dei positivi al 'Covid-19'.
Uno degli aspetti che preoccupa la Caritas ambrosiana riguarda la chiusura della scuola e di gran parte delle attività lavorative, culturali, ricreative e di sostegno psicologico e sociale, che erano garantite dalla presenza di operatori esterni e dai volontari.
Inoltre, la diminuzione dei volontari ha comportato un calo nell'erogazione di servizi di aiuto materiale come la distribuzione di indumenti e prodotti per l'igiene personale.
In base alle informazioni raccolte dagli operatori, risulta che la situazione sia particolarmente critica nella Casa circondariale di San Vittore, dove molti detenuti non hanno ricevuto abiti adatti per proteggersi dal freddo; limitati anche i colloqui con avvocati e familiari.
Da qui le richieste: in primo luogo perché siano attivati al più presto anche gli interventi di accoglienza abitativa promossi e finanziati dalla Cassa ammende; poi affinché venga garantita la continuità degli interventi scolastici, socio-educativi e assistenziali realizzati dagli operatori e dai volontari attivi negli istituti cittadini; infine che, compatibilmente con le esigenze sanitarie, siano tolte le limitazioni, in particolare quelle che ostacolano la possibilità di mantenere e coltivare i propri affetti e quelle che riducono l'agibilità degli spazi e delle occasioni di socialità.
Per Francesco Maisto, Garante dei diritti delle persone private della libertà personale del Comune di Milano "è un periodo di sofferenza peri detenuti, ma dal nostro punto di vista non risultano nelle carceri milanesi riflessi sulla riduzione dei diritti fondamentali".
Secondo fonti del ministero della Giustizia sono 160 i detenuti positivi al Coronavirus nelle tre carceri milanesi, con sette sintomatici, e il direttore di San Vittore, Giacinto Siciliano ha precisato: "Oggi abbiamo 39 detenuti positivi, molti dei quali provenienti da altri istituti, quindi, il dato è assolutamente contenuto e sotto controllo, la situazione non è così problematica come quella descritta, stiamo adottando tutte le cautele possibili e sono garantiti i servizi essenziali, compresa la distribuzione dei vestiti, forse c'è un problema di approvvigionamento e disponibilità dovuto al fatto che con la pandemia è più difficoltosa la raccolta degli indumenti, è una situazione di sofferenza generale che riguarda tutti e tutte le strutture chiuse, non solo il carcere, con la didattica a distanza saremo pronti a partire dopo l'Epifania, lavoriamo e siamo pronti a lavorare, come è sempre stato, con tutte le forze del territorio".
Conclude Luciano Gualzetti, direttore di Caritas ambrosiana: "In mezzo alla tempesta che stiamo attraversando papa Francesco ci ha ricordato che 'Siamo tutti sulla stessa barca', ciò vale anche peri detenuti, e la gestione della crisi sanitaria all'interno delle carceri non può prescindere dalla tutela dei diritti delle persone recluse".

Aggiornato il: 29/12/2020