I temi di Francesco Messina: i ritratti in cera

I temi di Francesco Messina: i ritratti in cera

La produzione di Messina si caratterizza, fin dagli esordi, per il riferimento alla tradizione classica, antica e rinascimentale. Questa predilezione convive con la ricerca di un linguaggio moderno, di volta in volta elaborato nella consapevolezza del proprio tempo e continuamente aggiornato. 

Nel corso della sua lunga carriera di scultore, Francesco Messina si esercita e concentra su alcuni temi che indaga in profondità e approccia da diversi punti di vista.

Conosciamoli attraverso le sculture della collezione permanente dello Studio Museo. 

I ritratti in cera

Lo Studio Museo Francesco Messina conserva alcuni interessanti ritratti realizzati in cera, materiale con cui l'artista si cimenta dall'inizio degli anni Quaranta.

Attraverso la sperimentazione con la cera, Messina, da una parte, recupera la pratica antica dello ius imaginum, in voga nelle famiglie aristocratiche della Roma Repubblicana che consisteva nel creare un calco in cera dal volto di un parente defunto dal quale trarre un ritratto da collocare poi nelle dimore o da portare in processione in occazione dei funerali o dei pubblici sacrifici; dall'altra, si riallaccia alle ricerche e alle prove contemporanee di Giacomo Manzù che, negli anni Quaranta, realizza ritratti capaci di recuperare valori luministici e sentimentali. 

I suoi esercizi su questo materiale così duttile e vibrante si concretizzano almeno in tre sculture presentate alla Biennale di Venezia del 1940 (Santa Rosa da Viterbo, Bianca, Nudo femminile), nella testa di Lucia Velluti, nel busto di Maria Laura Carrieri e del cardinale Schuster e nel Ritratto di Felicita Frai. Gli ultimi tre si conservano nella collezione dello Studio Museo di Milano e, come sempre accade per i ritratti di Messina, i soggetti sono studiati e modellati dal vero: solo la conoscenza diretta, infatti, permette all'artista di restituire non solo i caratteri fisici, ma anche i tratti psicologici e, quindi, l'identità profonda degli individui raffigurati. 

Nella sua autobiografia Poveri giorni Francesco Messina si sofferma sull'esecuzione del ritratto dell'arcivescovo di Milano, conosciuto alla fine degli anni Trenta. Anche l'utilizzo della cera concorre alla restituzione del viso "spirituale e delicatissimo" dell'arcivescovo (come scrive lo stesso artista). Il Ritratto del cardinale Schuster, eseguito nel 1942, è acquistato dal Comune di Milano nel 1944 dalla Galleria Barbaroux per la Galleria d'Arte Moderna; confluisce allo Studio Museo Francesco Messina nell'autunno 1993, dove si conserva anche il busto in bronzo dorato del cardinale. 

Nella seconda metà degli anni Quaranta realizza i ritratti di Maria Laura Carrieri, figlia del giornalista e amico Raffaele, e della pittrice di origine ceca Felicita Frai, donato allo Studio Museo nel 2014 dalla figlia dell'artista.

Anche con queste opere Messina ribadisce le proprie convinzioni sulla necessità della storia, della tradizione e della figura umana come origini di ogni espressione artistica. 

 

 

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