Incontri e ricordi - Lorenzo Viani - Studio Museo Francesco Messina
Incontri e ricordi - Lorenzo Viani

“La prima immagine di Viani che mi torna alla memoria è quella di un lontano mattino lucchese. Nella mia giovinezza, prima di andare in giro per l’Europa, volli scoprire l’Italia, le sue città, i suoi musei. Mi trovavo dunque a Lucca, spintovi dal richiamo di Jacopo della Quercia e della città, chiusa nelle mura. Sapevo che all’Istituto d’Arte insegnava Lorenzo Viani e volli andare a trovarlo.”
Inizia così il medaglione che Francesco Messina dedica, nel 1955, a Lorenzo Viani, artista espressionista originario di Viareggio che si distingue anche per l’attività letteraria. Viani si forma tra Firenze e Lucca sulla lezione di Fattori e Nomelli e, tra il 1908 e il 1911, soggiorna a Parigi.
Anarchico e antimilitarista, Viani elabora un linguaggio personalissimo, una pittura drammatica ed espressiva nello stile e nei temi: lavoratori, emarginati, vedove del mare, derelitti…
Messina e Viani si conoscono alla Biennale di Venezia del 1922.
“Un personaggio che sembrava portare gravemente tutto il peso del suo passato di miseria. Una maschera drammatica incorniciata da forforosa zazzera” cui Messina, per la prima volta invitato a esporre all’importante rassegna, offre di condividere la stanza d’albergo.
“Conoscevo l’opera di Viani. Le sue raffigurazioni luttuose e la folla dei suoi disperati fermentavano nella mia giovanile fantasia. E conoscevo anche le avventure donchisciottesche del periodo in cui, con Ungaretti, fu luogotenente della immaginaria Repubblica Apua fondata da Ceccardo Roccatagliata Ceccardi”.
Dopo l’incontro a Venezia, la loro amicizia diventa fraterna, fatta di scambi reciproci e anche di frequentazioni familiari. Grazie a Viani, Messina scoprirà la Versilia, che diventerà il luogo della residenza estiva della sua famiglia, e il suo vivace ambiente culturale.
“Lo consideravo un maestro nell’arte e nella vita. Era uno dei miei, un patriarca della povertà. Amavamo la stessa umanità apparentemente esclusa dai doni del mondo, ma sapevamo che presto o tardi per noi ci sarebbe stata liberazione”.