INCONTRI E RICORDI - SALVATORE QUASIMODO

INCONTRI E RICORDI - SALVATORE QUASIMODO

Gli artisti si muovono in una rete di relazioni personali e professionali, capaci di influenzarne anche la ricerca e le opere.
A chiudere la sua autobiografia “Poveri giorni”, edita nel 1974, Francesco Messina inserisce dei brevi racconti dedicati ad alcune figure del mondo dell’arte – scultori, pittori, poeti – con cui aveva intrecciato amicizie sincere, rapporti artistici e collaborazioni: “Incontri e ricordi”.
Oggi approfondiamo il sodalizio con Salvatore Quasimodo, esplorando i legami e le influenze che hanno caratterizzato il loro rapporto.


Salvatore Quasimodo (1901-1968) è stato uno dei più grandi poeti italiani del Novecento, esponente dell’ermetismo e Premio Nobel per la Letteratura nel 1959. 
Nato a Modica, in Sicilia, Quasimodo si distingue per la capacità di coniugare una lirica intimista e simbolica con un forte impegno civile. Celebri, oltre ai suoi componimenti, sono le sue traduzioni dei classici greci, ma anche delle opere teatrali di Shakespeare e Molière. 


“Sono stato fraternamente amico di alcuni dei maggiori poeti italiani, soprattutto di Salvatore Quasimodo, per congenialità di natura, essendo frutti della stessa terra. Per noi siculi, questo ha un significato particolare. Ombrosi, pronti alla lite, taciturni, eccessivi nei sentimenti, presuntuosi negli affetti, vulcanici negli amori. Del siculo antico Salvatore Quasimodo possedeva virtù esuberanti e difetti superficiali, scopertissimi ma incomprensibili alle più distese nature settentrionali.”     


Con queste parole, Francesco Messina introduce il profilo dedicato a Salvatore Quasimodo, pubblicato in chiusura della sua autobiografia, ma scritto nel 1968, all’indomani della morte dell’amico poeta, suo conterraneo e coetaneo. 


Il tragico evento è l’occasione per ricordare l’amico e per ripercorrere le tappe della loro frequentazione, iniziata a Genova, all’inizio degli anni Trenta, in seno agli ambienti letterari liguri, ancora dominati dalla figura di Eugenio Montale. Messina ricorda che proprio il severo Montale, nel 1929, avesse riconosciuto pubblicamente Quasimodo come una delle nuove voci più promettenti della poesia italiana. 

Negli anni Trenta, è Milano a diventare il palcoscenico della amicizia tra Messina e Quasimodo. 


Al Caffè Savini “sedevano abitualmente al nostro tavolo riservato, oltre Quasimodo, Sinisgalli, Solmi, Gatto, Tofanelli, Carrieri, Flora, Somaré, Lelj e, tra gli artisti, Martini, Carrà, Marussig, Semeghini, Sironi, Tosi, Funi, Borra, Marini, De Grada. Cantatore, Salietti, Tomea. A noi si univano letterati e artisti di passaggio a Milano. Era una assemblea serale, il nostro porto, dove, anche se taciturni, si esprimeva l’ansia e il piacere di vivere. Ricchi come eravamo di speranze.”


Nel 1937 Messina esegue il ritratto di Quasimodo, di cui una delle versioni in bronzo si conserva allo Studio Museo di Milano.


Come scrive lo stesso Messina, si tratta di uno dei suoi ritratti “più rigorosi”, in cui lo scultore raggiunge un equilibrio perfetto tra regola e asimmetria, capace di rendere appieno l’intensità espressiva del ritrattato. 


Il ritratto di Quasimodo è, ancora oggi, una delle sculture più celebri e maggiormente riprodotte di Messina.


L’amicizia prosegue fino alla morte del poeta, tra scorribande a Portofino, incontri letterari, premi e riconoscimenti internazionali e difficili convalescenze. 


“Non ci si vedeva spesso con Salvatore in questi ultimi anni. Ma ci si telefonava volentieri. Sempre gli raccomandavo la salute, il risparmio delle forze.  
 Mi rispondeva: ‘Sì, come fai tu’.                                                                                                                                
 Ma egli mi ha preceduto.”