Incontri e ricordi - Piero Marussig - Studio Museo Francesco Messina
Incontri e ricordi - Piero Marussig

Gli artisti si muovono in una rete di relazioni personali e professionali, capaci di influenzarne anche la ricerca e le opere.
A chiudere la sua autobiografia “Poveri giorni”, edita nel 1974, Francesco Messina inserisce dei bre-vi racconti dedicati ad alcune figure del mondo dell’arte – scultori, pittori, poeti – con cui aveva in-trecciato amicizie sincere, rapporti artistici e collaborazioni: “Incontri e ricordi”.
Oggi approfondiamo il sodalizio con Piero Marussig, esplorando i legami e le influenze che hanno caratterizzato il loro rapporto.
Di origine triestina, Piero Marussig (1879-1937), dopo aver fatto esperienza della Secessione di Monaco e Vienna del post-impressionismo francese, nel 1922, a Milano, è tra i fondatori del gruppo di Novecento.
Al cruciale 1922 risale la prima menzione dell’artista da parte di Francesco Messina all’interno della sua autobiografia “Poveri giorni”:
“Cominciai, dunque, a esporre alle Biennali nel 1922. Continuai ininterrottamente fino al 1942, quando mi fu assegnato il Premio Internazionale. […]
Nel 1922 m’inebriò la conoscenza personale di tanti artisti che consideravo numi. Al Florian il gruppo del «Novecento» sedeva compatto e scontroso, senza dare confidenza a nessuno, guardando con sorrisi di scherzo vecchi maestri come Ettore Tito, che se ne stava in un altro gruppo, e tutti gli artisti classificati accademici, passatisti defunti.
Del «Novecento», che nella Biennale successiva ottenne una sala propria, sostenuta da Margherita Sarfatti, facevano parte Carrà, Tosi, Funi, Sironi, Marussig, Salietti, Malerba, Dudreville, Oppi, Bucci, Borra e qualche altro.
Il mattino dell’inaugurazione della XIII Biennale fu radioso.”
I due artisti frequentano la scena culturale milanese negli anni Venti: anche Messina partecipa alla prima Mostra d’Arte del Novecento Italiano, curata da Sarfatti al Palazzo della Permanente nel 1926.
Alla fine degli anni Venti il rapporto tra Messina e Marussig si fa più stretto.
Messina stesso, nel capitolo della sua autobiografia dedicato ad Arturo Martini ricorda come “l’amicizia con Piero Marussig, che venne a passare l’estate del 1929 a Sturla, mi consigliò di tentare il suo ritratto.”
Il risultato è eccezionale: il “Ritratto di Piero Marussig”, esposto alla Biennale di Venezia del 1930, è un’opera fondamentale della sua produzione e rappresenta uno dei vertici nella carriera dell’artista.
Messina studia i tratti del volto di Marussig e, senza sconti e compiacimenti, fissa nel bronzo la sua espressione pensosa e malinconica. La patina aspra e scabra con cui tratta la superficie del bronzo rimanda alle esperienze contemporanee della scultura tedesca che Messina conosce a Berlino alla fine degli anni Venti.
L’esemplare più celebre di questa scultura si conserva al Kunsthistorisches Museum di Vienna, donato dall’Italia al museo austriaco nel 1935. Un’altra versione di conserva allo Studio Museo di Milano.